giovedì 17 aprile 2014

Recensione di Rio

Recensione di Rio
RIO 1Blu è un esotico pappagallo domestico ormai convito di essere l’ultimo esemplare della sua specie, ma quando la sua padrona viene a conoscenza dell’esistenza di Gioiel, una pappagallina* tutto pepe che vive a Rio de Janeiro, i due partono per la più grande avventura della loro vita. Dal momento che non ha mai imparato a volare Blu diventerà amico di un gruppo di uccelli brasiliani davvero scatenati che lo aiuteranno a vincere la paura per il volo e a compiere il suo destino.
Carnevale di colori a suon di samba e canzoni orecchiabili, ecco cosa Rio propone al pubblico su un vassoio d’argento, figlio di Carlos Saldanha il quale aveva già diretto L’Era Glaciale ed i suoi due seguiti portando in alto il nome della Blue Sky Studios e facendola conoscere al grande pubblico come una concorrente nel campo dei film di animazione della più nota Disney Pixar.
Rio, senza voler rivoluzionare i canoni classici su cui si basano i film indirizzati prettamente ad un pubblico di giovani, riesce nella sua semplicità, nei suoi colori e nelle sue sfumature ad essere un prodotto godibile ed interessante che saprà divertire i più piccoli e al tempo stesso soddisfare i grandi;Rio un divertimento dunque legato ad un tipo di intrattenimento intelligente guidato da una storia semplice, ricca di azione e mai banale.
Ecco dunque che, esattamente come era successo per Ice Age, Saldanah da maggior spessore ancora una volta sul grande schermo agli animali prima degli umani, che qui come non mai non solo vengono messi in una luce quasi ambigua e talvolta anche un po’ banale, ma proprio su di essi il regista scaglia la critica più grande ed al contempo reale, accusandoli apertamente di essere i veri responsabili della rovina e del degrado della natura. Una lettura, dunque, interessante nonché molto attuale dato che oggi giorno sono sempre più presenti commercianti ed uomini d’affari a cui poco importa se quel che si vende è un esemplare in estinzione da cui dipendono le sorti di una intera specie o se esso sia ancora vivo ed in buone condizioni.
Tuttavia, se volessimo essere ancora più precisi e addentrarci ancor di più nel dettaglio della pellicola, va detto che Rio, tra rocambolesche avventure e personaggi sopra le righe, spassosi e mai troppo stereotipati, mostra una faccia della società brasiliana da tenere concretamente in considerazione. Di fatto magari ad una visione superficiale tutto ciò non salta istantaneamente all’occhio, ma regista e troupe sono riusciti a mostrare alcuni dei “difetti” della città di Rio De Janeiro, e per estensione di tutto il Sud America, rio 4senza cadere nel banale o far gridare allo scandalo, come ad esempio lo sfruttamento minorile o la estrema povertà.
La pellicola della Blu Sky inoltre gioca molto con la fotografia, l’estetica, grazie alle tante specie di pappagalli, con le canzoni e le scenografie proponendo una trasposizione di Rio veramente fedele e curata, tanto scatenata quanto oscura, ma pur sempre pacifica e completamente presa dal carnevale la cui fama non smette mai di scemare con il tempo. Ottime, inoltre, le animazione e la realizzazione degli uccelli, sopratutto per quanto riguarda i due protagonisti, legati assieme più da una (non) necessità che dalla volontà, mentre un po’ troppo poco originali nonché curate le animazioni ed i modelli per gli umani, aspetto che in futuro è bene migliorare poiché, alla fine, per quanto di scarsa importanza sia ciò questo rappresenta l’unica vera falla del film, Film Review Rioil quale gode, dobbiamo ammetterlo, di un’ottima stereoscopia 3D che saprà darvi la giusta profondità e le giuste sensazioni durante le scene di volo.
Rio è una pellicola che ci sentiamo caldamente di suggerire, non tanto per la sua storia, originale ma essenzialmente già vista in alcuni frangenti ed espedienti, quanto per il messaggio ambientalista/animalista/umanitario che quest’ultima vuole dare a voi tutti e che riuscirà ad arrivare con semplicità sia agli adulti che ai più giovani. Con un’esplosione di colori che ancor oggi pochi lungometraggi di animazione ci hanno saputo offrire, con un protagonista macao tanto simpatico quanto a volte insopportabile, l’ultima fatica di Saldanah è una gioia per gli occhi e per le orecchie, un divertimento per i piccoli ed un intrattenimento intelligente per tutti.

lunedì 14 aprile 2014

Recensione de I Sogni Segreti di Walter Mitty

Recensione de I Sogni Segreti di Walter Mitty 
mittyWalter Mitty (Ben Stiller) lavora in una prestigiosa rivista fotografica che sta per chiudere i battenti (LIFE). La sua caratteristica peculiare è quella di viaggiare con la mente, immaginandosi in situazione in cui è un eroe sprezzante del pericolo e desiderato dalla donna che ama. Quando Mitty e la sua collega, della quale è segretamente innamorato, rischiano di perdere il lavoro si trova costretto a fare i conti con la realtà e osare l’inimmaginabile: passare all’azione. Lo farà partendo per uno straordinario viaggio in posti sperduti alla ricerca di una preziosa fotografia.
Quinta prova da regista per Ben Stiller, uno dei re della commedia Americana degli ultimi anni, già dietro la macchina da presa per quell’acclamato Tropic Thunder che nel 2008 aveva entusiasmato critica e pubblico; Stavolta lasciata da parte la parodia bellica e le spacconate militari, Stiller si concentra nel dirigere una sorta di remake di Sogni Proibiti di McLeod, privilegiando, dell’intera vicenda, la parte on the road e lasciando da parte il lato noir della storia tratta dal racconto di James Thurber.
Un film che se da una parte incanta per le sue scenografie e gli scorci panoramici che ci sa regalare per la maggior parte del tempo di luoghi quali la Groelandia,l’Himalaya e l’Islanda, dall’altra appare un po’ incerto e poco incisivo nelle sequenze ambientate negli spazi urbani americani seppur, comunque, esso si vesta di una sua morale ed una sua critica alla società moderna. Mitty, il sognatore del ventunesimo secolo, è un perdente,mitty 2 un uomo che lavora da 16 anni per una nota rivista fotografica e che tuttavia non si sente realizzato, né tanto meno sicuro di se, ciò infatti non gli permette di farsi notare dalla donna di cui si è innamorato portandolo a conoscerla attraverso un sito di incontri on-line. Con il cambio di gestione della rivista di cui è dipendente, i suoi nuovi dirigenti non solo lo deridono ma gli fanno capire che non avrà vita facile e che al minimo intoppo saranno felicissimi di licenziarlo senza tanti convenevoli. Ecco, dunque, la leggera,ma concreta, critica che Stiller muove contro l’America di Obama, la quale soffre della crisi economica esattamente come ogni altro paese del mondo, che “gode” di dirigenti e padroni il cui unico pensiero è solo quello di far il maggior numero di incassi, liquidare tutte quelle persone che avevano messo anima e corpo nel loro lavoro per tanti anni e chiudere la porta ai sogni delle gente.
E su questo aspetto il film non soffre di alcuna debolezza, poiché grazie ad un ritmo semplice, non particolarmente frenetico e a volte malinconico ed al contempo scanzonato, esso riesce a lanciare qualche arringa contro un sistema che non solo nega l’immaginazione ma annienta anche l’uomo, il quale non si sente affatto realizzato nell’ambiente di lavoro né in esso e per esso viene premiato o quanto meno rispettato; nell’era del  “Yes, We Can” di “Think Different" e dei Social Network Walter Mitty trova la sua momentanea libertà in uno dei tanti momenti in cui si estranea dal mondo eppure, quando in ballo c’è la stabilità e il posto di lavoro si mette da parte la fantasia e si fa un po’ di tutto per correre ai ripari, per cercare di non essere buttato fuori a calci, per cercare di continuare a sbarcare il lunario senza immaginare che proprio tutto ciò darà il via ad un netto cambiamento. mitty 1
Parte così l’avventura del protagonista interpretato da Stiller, il quale sarà proprio grazie ai suoi viaggi ed alle nuove esperienze attorno al mondo, alla ricerca di una fotografia essenziale per l’ultimo numero di LIFE, che imparerà cosa è davvero importante nella vita e cosa egli voglia davvero da essa. Un film che dunque porta a riflettere e ci spinge a realizzare i nostri sogni, goderci la nostra esistenza e gettarci nel vortice dell’avventura, ma non è tutto oro quel che brilla, poiché dinanzi ai tanti episodi (alcuni dei quali un po’ troppo irreali) vi è comunque una storia che non riesce a convincere e conquistare appieno, portando questo prodotto lontano da un’eccellenza che la si può trovare solo esteticamente grazie anche ad un’ottima e sobriamente satura fotografia.
Stiller gioca molto sulle immagini e con i colori, sfrutta ogni suo paesaggio a disposizione ma si dimentica, di tanto in tanto, di tenere con i piedi per terra il suo film, lasciandosi andare a volte in eccessi e non mostrando il giusto approfondimento nonché i giusti toni drammatici che avrebbero alla fine giovato al prodotto. Non si può, però, criticare del tutto un opera che nella filmografia del comico americano rappresenta forse il suo lato più maturo, ma è comunque giusto far notare che Mitty si mostra come un ibrido, una storia triste, allegra, irreale quanto può essere un sogno e che dunque, di conseguenza, non sempre risulta brillante o coinvolgente.
I Sogni Segreti di Walter Mitty è un lavoro indubbiamente interessante, un film godibile che riesce comunque a farsi apprezzare non tanto per la storia, quanto per alcune idee visive e messaggi verso una società difficile da elogiare ed a volte persino da inquadrare nel futuro; la pellicola inoltre ha il suo punto di forza nelle scenografie e nel voler mettere in scena la bellezza della natura ed il tutto inoltre è mitty 3accompagnato da una discreta messa in scena ed una buona colonna sonora in cui fanno capolino testi di David Bowie e gli Of Monsters and Men.  Con i suoi alti e bassi, l’ultima opera di Ben Stiller non può né essere catalogata come un capolavoro né però come un fallimento, essa va presa esattamente così come ci viene proposta, con la sua poca serietà e la sua non costante componente comica, un film che esattamente come un sogno o un momento di incantamento si lascia trasportare dalla fantasia di chi l’ha narrata e diretta e forse, proprio come per le grandi avventure, l’inaspettato è l’elemento che nel bene o nel male, contraddistingue maggiormente l’esito di una storia.

sabato 22 marzo 2014

Recensione di A Proposito di Davis

Recensione di A Proposito di Davis

Potrà suonare strano, ma nella storia del cinema assistere a registi che vogliono raccontare le “avventure” di musicisti famosi, fare loro omaggi o omaggiare la musica stessa non è poi così improbabile; dell’amore verso quest’ultima forma d’arte ci aveva già deliziato
Martin Scorsese con i suoi documentari tempo addietro, l’ultimo dei quali dedicato all’immortale George Harrison. I fratelli Coen non sono da meno, lasciati dunque gli aridi deserti e le praterie americane viste ne Il Grinta, i due hanno deciso di mettere le mani su una storia che parla principalmente della musica folk, prendendo come base la biografia del cantante Dave Van Rock, amico di Bob Dylan e con lui esponente del genere. Il cast, ancora una volta comprende nomi noti ed altri poco più che sconosciuti, tra cui quello del protagonista Oscar Isaac nei panni di Lewyn Davis a cui è stato affidato per la prima volta il ruolo del protagonista. I Coen avranno saputo firmare un altro lavoro degno del loro nome? Per scoprirlo continuate a leggere l’articolo! 

New York 1961. Lewyn Davis è un cantante folk del Greenwich Village, ma non ha molto successo e per questo si vede costretto a passare il suo tempo tra uno studio e l’altro sperando di poter essere preso da case discografiche indipendenti pur di sbarcare il lunario. A complicare il tutto c’è anche Jean Berkey (Carey Mulligan)  rimasta incinta dopo essere andata a letto con lui. Davis capisce di aver sempre più responsabilità sulle spalle e che non può passare il resto della sua vita a chiedere ospitalità per una notte o due ai suoi colleghi che per pietà lo assecondano, ma sopratutto comprende di dover trovare al più presto una soluzione ed un lavoro, poiché la musica sembra non ripagarlo come avrebbe mai immaginato.

Joel ed Ethan Coen regalano al pubblico uno dei loro personaggi meglio riusciti (ed usciti dalla loro mente) degli ultimi anni, un perdente scapestrato che cerca in continuazione di afferrare una delle tante opportunità che la vita gli offre ma che puntualmente viene rispedito al punto di partenza, nella desolata e malinconica solitudine e povertà in cui sguazzano i tanti cantanti folk (e non)
che fanno soldi suonando in angusti e sporchi locali. Ecco dunque un altro anti-eroe, un uomo che vive le proprio giornate senza pensare al futuro né a costruirsi un qualcosa di concreto con una famiglia e degli affetti. Ecco lo schiaffo morale ed il messaggio malinconico che i due registi danno agli artisti e hai sognatori di oggi, ammonendo tutti noi che persino anche quando un grande talento si nasconde dietro ad una chitarra quest’ultimo non diverrà mai famoso se dietro non vengono visti i soldi ed i profitti. L’arte oltre ad essere tale in questo mondo, ieri proprio come ed ancor più oggi, viene coltivata non in base alla creatività ma solo se considerata terreno fertile su cui fare copiosi investimenti. Una storia ricca di malinconia, quella di Davis che viene narrata con passione, nostalgia, grande attenzione per i dettagli da due dei talenti migliori del nostro tempo i quali, vedere per credere, son arrivati ad un livello di raffinatezza tecnica inimmaginabile e che ancora dopo più di trent’anni riescono a sorprendere anche per le loro storie ed il modo in cui le raccontano. 

Le disavventure di Oscar Isaac, bravo ed intenso nel suo primo importante ruolo, sono accompagnate sempre da un desiderio di fuga che ogni volta viene stroncato, da dei sogni che si infrangono su gli eventi della vita che scorrono davanti ai suoi occhi a cui non può opporsi. Se di fatto questi due cineasti col tempo ci hanno insegnato qualcosa dal loro cinema è che con le disgrazie talvolta non è più di tanto preferibile combatterle inutilmente quanto conviverci ed anche in tal caso, in un modo o nell’altro, la loro visione nei riguardi della vita e dell’uomo non si discosta dagli altri lungometraggi visti in precedenza. 


Inside Llewin Davis rappresenta, dunque, un opera molto più intima del precedente Il Grinta, un lavoro che ricorda molto più il semi sconosciuto A Serious Man e le storie amare a cui ci hanno ormai abituato i Coen, ma al contrario di altre loro pellicole apparentemente più leggere qui il ritmo è contenuto ed i tempi scanditi con più parsimonia, come se i due fratelli avessero consapevolezza della storia che  hanno creato e che possedevano tra le loro mani e avessero deciso di raccontarla come una lenta ballata folk, proprio come una di quelle che suona Davis all’inizio ed alla fine del film. 


Se vi state chiedendo cosa pensiamo di questo lungometraggio, vi basti sapere che A Proposito di Davis per noi non è assolutamente il miglior film dei fratelli Coen, sebbene rimanga ad ogni modo un ottimo lavoro ben interpretato e diretto in modo magistrale; tuttavia ormai è bene mettere in chiaro una cosa, ovvero che il loro cinema si avvia ad essere una forma d’espressione tanto interessante quanto intima che è estremamente difficile catalogarlo o classificarlo a priori.
I due filmaker hanno ormai fatto propria la settima arte e dopo tanti anni di eccellente lavoro non solo si sentono in dovere di raccontare storie che godono di una profonda intimità, ma anche di omaggiare* altri classici del cinema come Colazione da Tiffany; ma Ethan e Joel hanno sempre dato un doppio significato, una doppia lettura a tutto ciò che hanno diretto e scritto e così avviene anche stavolta poiché il palese omaggio al gatto di Tiffany risulta avere anche un valore simbolico poiché il felino dal manto rosso qui alla fine raffigura l’opposto del protagonista e questo lo capiamo a cominciare dal nome affidatogli dai padroni: Ulisse, l’eroe greco che dopo tante avventure riesce a tornare a casa, mentre Davis continua ad oscillare in balia del destino, perso tra una delusione ed una speranza. Prima che Bob Dylan raggiungesse la fama con la sua musica, in un inverno freddo realizzato in modo egregio grazie a scenografie e fotografia in quel di New York c’era un cantante che arrancava per vivere e credeva nel sogno di poter diventare qualcuno un giorno o l’altro andando contro qualunque previsione e consiglio, il suo nome era Davis ed oggi i Coen ci raccontano la sua storia con un film struggente e malinconico ma sicuramente imperdibile

sabato 1 marzo 2014

Oscar Books: I Vincitori!

Oscar Books: I Vincitori! 



Benvenuti a questa edizione degli Oscar Books, di seguito verranno elencati i migliori libri letti in quest'anno! Non vi resta che scendere con il cursore del mouse e adocchiare i titoli in grassetto!

Miglior Libro: 
1) Le Ore
2) Il Grande Gatsby 
3) Carrie
4) Joyland
5) Un Canto di Natale
6) Le Notti Bianche
7) Il Seggio Vacante
8) La Lunga Marcia
9) La Torre Nera - La Chiamata dei Tre

Miglior Scrittore: 
1) J. K. Rowling (Il Seggio Vacante)
2) Stephen King (La Lunga Marcia; La Torre Nera Cap. 1&2; Joyland; Carrie...)
3) Francis Scott Fiztgerald (Il Grande Gatsby)
4) Liam Cunnigham (Le Ore)
5) Virginia Woolf (Diario di Una Scrittrice)
6) Charles Dickens (Un Canto di Natale)

Miglior personaggio protagonista - Maschile:
1) Ebenezer Scrooge (Un Canto di Natale)
2) Roland Deschain di Gilead (La Torre Nera - La Chiamata dei Tre)
3) J. Gatsby (Il Grande Gatsby)
4)Barry Fairbrother (Il Seggio Vacante)
5) Charlie (Noi siamo Infinito)

Miglior personaggio protagonista - Femminile:
1) Carrie White (Carrie)
2) Kristal Whedon (Il Seggio Vacante)
3) Virginia Woolf (Le Ore)
4) Jessie Mahout (Il Gioco di Gerald)

Miglior personaggio maschile non protagonista:
1) Nick Carraway (Il Grande Gatsby)
2)Bob Cratchit (Un Canto di Natale)
3) Eddie Dean ( La Torre Nera - La Chiamata dei Tre)
4) L'Uomo in Nero (La Torre Nera - L'Ultimo Cavaliere)
5) Patrick (Noi Siamo Infinito)

Miglior Personaggio Femminile non protagonista:
1) Parminder Jawanda (Il Seggio Vacante)
2) Samantha Mollison (Il Seggio Vacante)
3) Terry Whedon (Il Seggio Vacante) 
4) Odetta Holmes (La Torre Nera - La Chiamata dei Tre)
5) Nasten'ka (Le Notti Bianche)

Miglior Copertina: 
1) Noi Siamo Infinito
2) Joyland
3) Le Ore
4) La Torre Nera - L'ultimo Cavaliere
5)La Bambina che Amava Tom Gordon
6)Un Canto di Natale

Miglior trama originale: 
1) Il Seggio Vacante
2) Carrie
3) La Torre Nera - L'ultimo Cavaliere
4) Le Notti Bianche
5) Le Ore
6) La Bambina che Amava Tom Gordon 

Miglior Epilogo:
1) La Lunga Marcia
2) Il Grande Gatsby
3) Il Seggio Vacante
4) Un Canto di Natale
5) Joyland 

Libro più atteso: 

1) Doctor Sleep
2) The Help
3) Umiliati e Offesi
4) It
5) La regina dei Draghi
6) Grandi Speranza
7) Delitto e Castigo
8) Shining
9) Christine - La Macchina Infernale
10) L'idiota

Risultati:

9/5 - Il Seggio Vacante
6/1 - Un Canto di Natale
5/0 - Le Ore
5/0 - Il Grande Gatsby 
5/2- La Torre Nera - La Chiamata dei Tre
4/0 - Joyland
4/1 - La Torre Nera - L'ultimo Cavaliere
4/0 - Carrie
3/0 - La Bambina che Amava Tom Gordon
3/0 - Noi Siamo Infinito
3/0 - La Lunga Marcia
3/0 - Le Notti Bianche
2/0 - Il Gioco di Gerald
1/0 - Diario di Una Scrittrice
1/1 - Doctor Sleep
1/0-  The Help
1/0- Umiliati e Offesi
1/0-  It
1/0-  La regina dei Draghi
1/0- Grandi Speranza
1/0-  Delitto e Castigo
1/0-  Shining
1/0-  Christine - La Macchina Infernale
1/0-  L'idiota

mercoledì 12 febbraio 2014

King hai vinto!

King Hai Vinto!

Non pensavo che potesse mai accadere, ma lasciare uno scrittore come King ti fa star male, davvero e....niente...lo ammetto, intellettualmente mi sento in colpa...dunque KING (FOTTITI! TI ODIO ECENCINWCOCNWEOIUINWCOWNO!) HAI VINTO!

Per questa volta!